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lunedì 24 maggio 2010

Senza tempo

Lo scrissi un paio di anni fa. Doveva esser pubblicato forse su Correre. I tempi editoriali non si confanno alla mia voglia di comunicare. Il mio blog è il pulpito più alto dal qual fare giungere i miei scritti

SENZA TEMPO

Il cielo livido in una di quelle giornate dove non si sa bene se abbia smesso di piovere o stia per ricominciare. Tutt’uno con il mare scuro. Un venticello leggero ad increspare i ciuffi d’erba grondanti della scarpata che scende alla riva. Contorno di una strada che uscendo dal paese si allontana sinuosa verso il faro. Clima d’attesa e sospensione temporale, come in un quadro. L’interruzione che turba la quiete. Viene dalle ultime case un ragazzo. Corre. Dalla sua prospettiva tutto passa veloce. Il suo sguardo alle onde che si infrangono sulla scogliera sottostante è ora richiamato all’attenzione dalla buca sull’asfalto che deve evitare. Le sue narici si riempiono di salmastro, mentre la sua pelle gronda sudore, mischiando sale al sale. Pienezza dei sensi. Eppure il ragazzo non è lì. Lo è il suo corpo forse, ma la sua mente è tutta protesa verso un orologio che tiene al polso. Lo guarda..insistentemente. Ansima, il suo cuore batte veloce. Tum tum, tum tum. Ultima ripetuta da 1000 metri, una lotta contro le lancette. Le gambe devono arrivare prima. Si contorce, quasi si scompone, infine termina sul traguardo di una linea immaginaria la sua folle rincorsa. Si ferma, cammina e poi si china, mentre un gabbiano sullo sfondo si culla nella brezza. Il ragazzo non è contento, il viso è corrucciato. Rabbia. Scalcia un sasso, facendolo rimbalzare lontano. Ha perso la sua sfida. Gli allenamenti vanno male, la forma perduta e la gara è vicina. Nel vortice dei suoi pensieri queste sono quasi schegge impazzite, che feriscono il contesto in cui è immerso.
Da lontano, sulla strada di ritorno dal faro, un puntino si muove veloce in direzione del paese. Viene correndo anch’egli. E’ un signore anziano. La sua corsa è leggera e aggraziata. Le falcate fendono l’aria e lo elevano come il gabbiano, nel vento. Il cuore suo batte ritmico e sicuro. Al polso null’altro che un braccialetto catarifrangente, frutto di chissà quale gara. Competizioni andate e conservate nella memoria. Ricordi di una vita in corsa, passata in giro per il mondo a scoprire città e inseguire traguardi. Mete intermedie di un viaggio senza fine, quello dentro la passione per uno sport che l’ha rapito bambino e l’ha conservato integro nel tempo. Non c’è rimpianto nei suoi pensieri. E’ naturale da parte sua ritornare a quei momenti, ma tutto è immerso in un contesto di dolcezza. E’ il benessere psico-fisico fatto a persona. Il suo volto non mostra gli anni che ha. Le rughe solcano il viso, ma non lo feriscono.
Dalla sua visuale nota il ragazzo fermo vicino ad un palo, che scalcia furioso. Oramai lo ha raggiunto. L’istinto lo fa fermare. Un saluto. Il ruggito della risacca copre le loro parole. Per fortuna poi un refolo le solleva e le restituisce alla natura, intrecciate tra loro come una ghirlanda di fiori. Parole cariche di significato, da narrare.
Una pacca sulla spalla e la maturità racconta alla giovinezza che non c’è ansia cronometrica che possa rovinare la magia della corsa. Gli anni lo hanno confermato. Lo spirito agonistico brucia dentro, è normale. Ma è un fuoco che va controllato con attenzione. C’è bisogno di contenerlo, altrimenti divampa e anestetizza i sensi. E’ in grado di distorcere qualunque percezione. Senza freno, sa svuotare di significato ogni corsa che non sia in linea con il risultato voluto.
La giovinezza ribatte che è facile parlare così, ora che, immedesimandosi nella maturità, ci si deve accontentare, ora che in fondo i limiti non possono più essere superati.
Il vecchio carico di comprensione sorride gentile e corregge il ragazzo ricordandogli che un limite si raggiunge, non si supera. Ed è una sfida affascinante raggiungerlo. Anch’egli si è buttato in questa battaglia in passato. Ma ha capito che se quello diventa l’unico scopo, una volta giunti a scoprirlo, il rischio di abbandonare le scarpe da corsa è grande. Sono i tanti amici che ha incontrato lungo il suo cammino che glielo hanno testimoniato. Racconta alla giovinezza di imprese eccezionali di atleti senza sorriso. Arrivano al traguardo siglando record strepitosi, indubbi primati personali, tempi di valore assoluto. Ciononostante non sono mai contenti di quanto fatto.
Forse perché non si voltano mai indietro a cogliere i loro progressi. Scoprirebbero una fonte di gioia inesauribile nel vedere i loro corpi mutati dalla pratica costante e rinvigorente, che dona grazia e forza alle loro sembianze, rendendo possibili svaghi che ai sedentari sono inaccessibili. Star sulle gambe per km e km è un dono che i runners hanno fatto a se stessi e di cui possono beneficiare quante volte vogliono, a prescindere da un orologio che scandisca loro i ritmi. Non tutti se ne rendono conto! Fortunati quelli che capiscono che vivere le corse senza tempo aiuta a rinforzare pure lo spirito agonistico. Lo tiene intatto, anche nell’oro degli anni. Il runner esperto solleva lo sguardo e con gli occhi quasi trafigge il ragazzo, per infrangere l’ultima barriera della sua tenue incredulità. Parole come sassi. La competizione non si spegne, semplicemente si spostano gli obiettivi. Si cerca di trarre il massimo di quanto il corpo sa esprimere nel momento in cui vive. Qui ed ora. Il limite da perseguire non è fisso, ma muta, questo insegna l’esperienza. Essere lì con i giovani o ad un passo da loro è linfa pura con il quale nutrire l’agonista che non cede allo scorrere del tempo. Guerrieri dai capelli bianchi, quanti ce ne sono in giro!! Bisogna imparare da loro e capire come si rigenerano. Perché serve rigenerarsi. Una mano sollevata a mostrare il paesaggio attorno. Il ragazzo oramai è catturato dalle parole e dai gesti dell’anziano corridore senza nome. E’ la natura che ci ha partorito nella quale dobbiamo fonderci durante le nostre corse. Agonismo e corsa contemplativa possono andare a braccetto se giustamente miscelate. Apri i sensi alla bellezza del posto in cui corri o alle percezioni che ti rimanda il tuo corpo. Amplia i sensi e cattura con essi emozioni ad ogni passo. Vivi ogni corsa come fosse l’ultima che ti puoi donare. Parole come carezze. Silenzio. Poi il rumore di un motore. E’ una macchina scalcinata che sfila veloce lungo la costiera. Rallenta. E’ carica di turisti e macchine fotografiche e si accosta poco più avanti in una piazzola, per immortalare la struggente bellezza del mare d’inverno. Il ragazzo si distrae un attimo e perde di vista il suo interlocutore. Ritorna con gli occhi a cercarlo. Non c’è più. E’ disorientato, si guarda attorno e non vede nessuno. E’ spaventato ed inebriato allo stesso tempo. Follie di una corsa veloce o scherzi dell’acido lattico? Se sogno o realtà sta di fatto che le parole udite gli riecheggiano ancora nella testa. Il suo cuore batte forte, quando un tuono lontano scuote il cielo. Forse ricomincia a piovere. Prima di rimettersi a correre il suo sguardo si posa su quel gabbiano, prima sospeso. Ora sta scivolando via, sulle ali del vento..il ragazzo con lui.

11 commenti:

Pimpe ha detto...

Fantastico.. grande Math! ;-)

Anonimo ha detto...

Che bello Mathias!!! come è profondo..l'ho letto con così tanta avidità che ne ho perso tanti aspetti...ora devo rileggerlo con calma...devo sentirlo meglio, questo post merita tanto!

Ribichesu Davide

Francescarun ha detto...

letteralmente rapita dal tuo post......

incantevole:)))

Alvin ha detto...

Te lo dico io prima che te lo dica Fat.... "hai visto la luce fratello", hai centrato il bersaglio... poetico e sincero, come sempre!

Fatdaddy ha detto...

Questo post l'ho letto tutto d'un fiato avidamente.
Poi sono tornato da capo e me lo sono rigustato con calma, centellinando riga per riga, parola per parola.
Occorre rigenerarsi, prima che si perda il senso di quello che facciamo e del perchè lo facciamo: quanto è vero Math.

E come dice il preveggente Alvin (che mira a fregarmi il posto da Mago della Valpantena), tu hai visto la luce fratello!

Post da incorniciare.

Marco Bucci ha detto...

Bellissima Math...!!

insane ha detto...

C'è da imparare dalla saggezza altrui......... tu non mollare che il cronometro tornerai a guardarlo.. ciao Math

theyogi ha detto...

dulcis in math.... sai come immagino certi testi? come se scorressero su di un gobbo, con immagini e musica consone al colore delle parole...

ps. peccato per Ven 28...

Mathias ha detto...

grazie raga..fate i complimenti ad un Math d'annata, di luce riflessa sto scritto arriva dal passato.
L'ho dato in pasto per tirarmi su la vena artistica/scrittoria che, ad ora, è un pò spenta e rapita da mille e altri pensieri. Se torneranno a fluire come un tempo, pur sul mio blogghetto, si vedrà. Non mi do scadenze, ne obiettivi. Mi lascio andar allo scorrere della Vita.. ;P
ps: di tutti voi so, anche se non sempre vi commento..vi tengo d'occhio nelle vostre imprese

Master Runners ha detto...

Ogni tanto ci si perde nei tempi, tralasciando tutto il resto, le belle sensazioni che ti da questo sport.
Sei un gran fottuto scrittore fratello sardo! ;)

Anonimo ha detto...

Ciao Mat mi pare superfluo aggiungere quanto di bello e' stato detto da chi mi ha preceduto sul tuo post, e' talmente straordinario che lo vivevo all'interno immedesimandomi nel vecchio dai capelli (pochi) bianchi e "meno" veloce, ed ancora a rileggerlo scoprendo nuove sensazioni, devo solo dire complimenti, ti aspetto come ho gia' detto fare insieme la Villanovamare, la birra la porto io, un saluto Peppino Sannio.