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mercoledì 7 maggio 2008

Correre contro se stessi o contro gli altri?

Ne approfitto per uno scambio di commenti avuto nel post "per 5 maledetti secondi" per scrivere qualche riflessione di carattere generale. Nessun tipo di rancore innanzittuto con mMichele, scuse accettate.. però voglio usare l'episodio per creare un post di utilità generale, che possa servire ad esprimere il mio pensiero, e che sia di incentivo, etichettandolo nella categoria iniziare a correre, a chi muove i primi passi.

Scrissi:
"Amo la corsa di resistenza, ma la velocità, il sentirsi il vento nei capelli e i muscoli contorcere, da delle scariche d'adrenalina non indifferenti"
Commento "Ma ti rendi conto che i 4'/Km con la velocità non centrano proprio niente?? Mi sembra che ci metti molto entusiasmo, ma che ti manca un pò il senso della misura..."

A ciò ho risposto "Quest'osservazione non la condivido etc (taglio e riassumo, ho rammentato la mia storia personale, descritta non l'ho detto, in poche pennellate nelle righe iniziali del racconto della maratona di New York)
Ho avuto qualche problemuccio fisico, e penso che, chiunque (chi più chi meno) abbia il suo tallone di Achille. Non è che mi sia mai pianto addosso per questo gap, che forse in termini cronometrici, non ci fosse, mi farebbe aver magari un passo di un minuto/km più veloce.
Ma se ragionassi così, se vedessi la velocità della corsa solo in termini assoluti (veloce è solo chi va sotto i 3'/km) quale ragione mi spingerebbe ancora a correre?!..
Il confronto va fatto con se stessi. Quando spingiamo tutti abbiamo il cuore oltre i 180 battiti..se per me quella velocità corrisponde a 4'/km e mi crea scariche di adrenalina, non vedo perchè dovrei sentirmi meno euforico di chi, quelle sensazioni, le prova a velocità superiori.
Penso che sia sbagliato misurare gli altri in base ai propri risultati..O raffrontarsi agli altri, altrimenti si rischia di scomparire (anche un Antonio Margiotta di turno scompare di fronte a Baldini..scusa Anto :-)
Caro lettore, che magari sei capitato qui per caso da google, neo-podista, non perdere mai di mente questi principi. A meno che tu non stia gareggiando per vincere le Olimpiadi, la sfida alla velocità, è quella che lanci ai tuoi limiti..in ciò si alimenta la passione per la corsa, almeno in ciò ha trovato modo di ardere la mia.

12 commenti:

uscuru ha detto...

bravo MAT
bisogna aver rispetto di tutti
la velocita' x i velocisti e' un conto
x i mezzofondisti e' un altro
x i fondisti e' ancora un altro parametro
si uno dal di fuori senza saper di ke gara si parla la puo' pensare anke come Michele
ma e' il contesto ke non capisco
il perke' si parla senza sapere di ke si parla......
ma forse questo MICHELE non voleva
offenderti

Daniele ha detto...

Questo Michele ha mai sentito parlare della teoria della relatività? Tutto è relativo e va rapportato alla storia personale ciascuno. Io ho scritto che andare a 5 al km è come volare… Mi rendo conto che la maggioranza di quelli che corrono possano essere scoppiati a ridere. Ma per me, per l’allenamento che ho, considerando da dove sono partito ed il poco che faccio, quel risultato è appagante. Tutto è relativo, non si può ragionare solo in termini assoluti.

Paolo ha detto...

Sono ASSOLUTAMENTE d'accordo con Mathias...tempo fa un ragazzo del gruppo al coni si avvicina e mi fa: "ma sei tu il webmaster del blog??"..seguono complimenti (meno male)..poi fa, "ho letto il tuo post sul vivicittà dello scorso anno! Mi hai fatto morire..da come scrivevi sembrava stessi volando e poi ho letto che lo hai chiuso in 1ora e 06!!"...mi continua a fare complimenti per la passione ecc ecc...

Questo per dire che l'anno scorso correvo a 5'30'' e credevo di avere le ali ai piedi...arrivai quasi commosso e soprattutto sfatto! Quest'anno (sfiga a parte..) ho abbassato la media a 4'40''...e i 5'30'' li tengo a stento in riscaldamento (sempre tenendo conto che i miei allenamenti sono orientati ai 10K).

Le sensazioni però sono davvero molto simili! L'importante è sapere di stare dando il massimo...sempre!

Anonimo ha detto...

Non volevo offendere nessuno, nel modo più assoluto. Sono convintissimo che Mathias sia un esempio da cui imparare, per la passione che traspare dalle sue parole; e poi credo di provare anch'io quella gioia che gli regala la corsa! Insomma, ti capisco.
Cqm...concordo con granparte delle cose dette: la corsa è bella perchè è una sfida personale e il primo avversario di ognuno è sempre sè stesso, con i propri limiti. Eppoi, avete mai visto qualche atleta amatore esultare per la posizione, piuttosto che per il riscontro cronometrico? Senza contare che cmq è chi non ci capisce niente di gare, che ti fa i complimenti per il risultato letto sul giornale, quando magari si tratta di una gara corsa in 6 persone, dove ti sei piazzato a metà classifica, con tempi che non ti soddisfano... Insomma credo anch'io che non serva a niente pensare alla corsa in termini assoluti. Come credo che la fatica che faccio io è la stessa che fa Baldini o Mathias. Mi accorgo però di un mio limite riguardo il gusto che traggo dalla corsa e che per me deve prescindere da risultati: non so come fanno quelli che arrivano sempre tra gli ultimi, in gran sofferenza a continuare a correre, domenica dopo domenica. Capisco che x forza ci debba essere un ultimo, e che il mio pensiero forse non è esattamente sportivo, però io necessito di avere gli stimoli che nascono dal migliorarsi e arrivare a quelli che sono i risultati che mi sono prefissato, per il mio livello di onesto atleta amatore. La mia paura? che fare quando non migliorerò più.
Spero di essermi spiegato. CIAO e buona corsa a tutti!
Michele

Anonimo ha detto...

Il 99% dei podisti corre contro se stesso. E quando non ci si può più migliorare in assoluto, l'obiettivo è migliorare le prestazioni più recenti o almeno dare tutto ciò che si ha.
Ciao a tutti senza rancore per nessuno e soprattutto bravo Mathias!
Paolo (Modena)

Pimpe ha detto...

...mi spiace per Michele che non "sente" questa differenza.. tante persone non corrono "contro" il tempo o "contro" gli avversari , ma per loro stessi ,per aggregazione, perche' stanno bene in mezzo alla gente che corre come loro e magari piu' veloce di loro, relegandoli a agli ultimi posti..
Ma non corrono per la posizione , corrono perche' si sentono vivi e a loro non importa troppo di migliorare..sono gia migliori ;-) pimpe

albertozan ha detto...

Che bel post Mathias....concordo in toto....e anche con quello scritto da Pimpe....correre è bello di per se....come dice qualcuno "Run is good"..:-)

Andrea ha detto...

Condivido in pieno!

Se ci confrontassimo solo coi migliori, non ci verrebbe nemmeno la voglia di alzarci dal letto. Non andremmo a lavorare, a correre, a fare qualunque altra cosa.

Ognuno di noi ha il diritto di gioire delle piccole cose e dei piccoli miglioramenti in ogni attività. E gli altri il dovere di... rispettarle!!! ;-)

Ciao.

Mathias ha detto...

@Michele: non preoccuparti non ho più alcun risentimento.Anzi ora prosegui a leggere il blog se ti va ogni tanto..e ti ringrazio pure per quei consigli dati nell'altro post, che sono molto utili :-). Questo messaggio l'ho creato solo per fare una riflessione sulla sfida nella corsa..se sia sfida agli altri o a se stessi..e ho visto che ne sta venendo fuori una discussione interessante
Se un giorno non ci miglioremo più?Come diceva Paolo da Modena a questa domanda bisogna dare come risposta: il tentativo di arrivare vicino ai propri limiti recenti.Se un anno si chiude con un 10000 chiuso con X tempo..per l'anno a venire uno si potrebbe porre l'obbiettivo di arrivare entro 30" dal precedente record.Se faccio X+30" posso ritenermi soddisfatto.
Andando in là col tempo bisogna purtroppo riformulare le proprie ambizioni..una cosa mi lascia tranquillo. L'esempio di gente che corre da 40 anni e ancora non smette di farlo..se ce l'hanno fatta anche loro, perchè non possiamo farcela anche noi. Mi sto dilungando..forse un giorno scrivero un post sugli stimoli alternativi ai miglioramenti cronometrici :-)
@tutti:ma grazie..che bei interventi ne aspetto ancora se qualcuno ha da dire la sua..

giampiero ha detto...

Ragazzi, che bella pagina di commenti, ecco cosa ci unisce, la voglia di raccontare qualcosa in più dei propri tempi e delle proprie prestazioni. La possibilità di andare oltre un cronometro e di poter descrivere il proprio mondo interiore che correndo esce fuori e ti fa vivere un livello di emozioni superiori tanti altri ma sopratutto al te stesso del prima , il te stesso che cazzeggiava al bar o in poltrona. E' tutto relativo è questa la verità, non si capirebbe perchè quando vado ai 150 in autostrada mi sembra di andare fortissimo e di sapere di stare rischiando e comunque ci sono altri che mi lampeggiano per sorpassarmi ai 200. Punti di vista, ma sopratutto di emozioni personali, da ragazzo correvo in 2'50 i mille oppure facevo la mezza in 1h20, cosa dovrei fare adesso che corro più piano? Eppure ci sono momenti che il vento mi soffia in faccia e mi sembra di volare, mi sento leggero e quel momento è mio ,solo mio. Corro assieme a persone di settant'anni, hanno una forza straordinaria e solo a vedere loro mi rincuoro, spero di arrivare a quell'età in quel modo, di esserci e di raccontarlo. Il resto è solo un dettaglio.

Master Runners ha detto...

..il tuo pensiero non è antisportivo, ognuno di noi, me compreso, cerca sempre di migliorarsi, è naturale.

Non ti accorgi poi che tu sei uguale a noi "ultimi" (corri solo piu veloce):
non so come fanno quelli che arrivano sempre tra gli ultimi, in gran sofferenza a continuare a correre, domenica dopo domenica

...abbiamo gli stimoli che nascono dal migliorarci e arrivare a quelli che sono i risultati che ci siamo prefissati
;)

Penso ora alla mia bacheca delle "mediocrità", come la chiama il suocero di Fotter (dal film Ti presento i miei), e sono molto contento dei miei trofei grandi come una tazza da the!

Sai invece qual'è la mia paura?
Il non poter più correre.

Marco ha detto...

Bravo Mathias! Anche per me hai centrato in pieno lo spirito giusto!
Saluti
Marco