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mercoledì 26 agosto 2009

Clandestini tragica testimonianza di un viaggio della speranza

Spesso pensiamo al clandestino come problema. Da trattare con oggettività e fermezza ( Da poco è passato nel nostro paese il reato di clandestinità[cavolata]). Dietro quei disperati che arrivano ci sono storie strazianti, che vanno raccontate. Meriterrebbero più umanità di quante gliene stilliamo, solitamente solo a piccole dosi in certi frangenti tragici come quello di cui sotto.
E' di oggi infatti questo pezzo che ho letto sul sito di Repubblica a cura di Ezio Mauro. Scrive benissimo e mi ha toccato. Lo incollo per condividerlo con un pensiero "e se ci fossimo trovati noi su quella barca? Perchè non sarebbe potuto succedere?! Non scegliamo dove nascere. Siamo solo più fortunati a sviluppare la nostra esistenza in un contesto non disagiato."

Un anno, 4 mesi e 21 giorni
viaggio dalla morte all'Italia

di EZIO MAURO

PALERMO - Italia? È una stanza bianca e blu, la numero 1703, pneumologia 1, primo piano dell'ospedale "Cervello". Un tavolino con quattro sedie, due donne coi capelli bianchi negli altri due letti, dalla finestra aperta le case chiare del quartiere Cruillas, le montagne di Altofonte Monreale, il caldo d'agosto a Palermo. Sui due muri, in alto, la televisione e il crocifisso, una di fronte all'altro.

È quel che vede Titti Tazrar da ieri mattina, quando apre gli occhi. Quando li chiude tutto balla ancora, ogni cosa gira intorno, il letto è una barca che si inclina e poi si piega sulle onde. Titti cerca la corda per reggersi, d'istinto, come ha fatto per 21 giorni e 21 notti, con la mano che da nera sembra diventata bianca per la desquamazione, una mano forata dalle flebo per ridare un po' di vita a quel corpo divorato dalla mancanza d'acqua. La gente che ha saputo apre la porta e la guarda: è l'unica donna sopravvissuta - con altri quattro giovani uomini - sul gommone nero che è partito dalla Libia con un carico di 78 disperati eritrei ed etiopi, ha vagato in mare senza benzina per 21 giorni, ha scaricato nel Mediterraneo 73 cadaveri e ha sbarcato infine a Lampedusa cinque fantasmi stremati da un mese di morte, di sete, di fame e di terrore.

Quei cinque sono anche gli ultimi, modernissimi criminali italiani, prodotto inconsapevole della crudeltà ideologica che ha travolto la civiltà dei nostri padri e delle nostre madri, e oggi ci governa e si fa legge. I magistrati li hanno dovuti iscrivere, appena salvati, al registro degli indagati per il nuovo reato d'immigrazione clandestina, i sondaggi plaudono. Anche se poi la vergogna - una vergogna della democrazia - darà un calcio alla legge, e per Titti e gli altri arriverà l'asilo politico. Scampati alla morte e alla disumanità, potranno scoprire quell'Italia che cercavano, e incominciare a vivere.
Un'Italia che non sa come cominciano questi viaggi, da quanto lontano, da quanto tempo: e come al fondo basti un richiamo composto da una fotografia e una canzone. Titti ad Asmara aveva un'amica col telefonino, e ascoltavano venti volte al giorno Eros Ramazzotti nella suoneria, con "L'Aurora". In più, a casa la madre conservava da anni una cartolina di Roma, i ponti, una cupola, il fiume e il verde degli alberi. Tutti parlavano bene dell'Italia, le mail che arrivavano in Eritrea, i biglietti con i soldi di chi aveva trovato un lavoro. Quando la bocciano a scuola, l'undicesimo anno, e scatta l'arruolamento obbligatorio nell'esercito, Titti decide che scapperà in Italia. E dove, se no?
Fa due mesi di addestramento in un forte fuori città, soldato semplice. Poi, quando torna ad Asmara, si toglie per sempre la divisa, passa da casa il tempo per cambiarsi, prendere un vestito di scorta, una bottiglia d'acqua più la metà dei soldi della madre, delle cinque sorelle e del fratello (200 nakfa, più o meno 10 euro), e segue un vecchio amico di famiglia che la porterà fuori dal Paese, in Sudan. Prima viaggiano in pullman, poi cresce la paura che la stiano cercando, e allora camminano di notte, dormendo nel deserto per sette giorni. Senza più un soldo, Titti va a servizio in una casa come donna delle pulizie, vitto e alloggio pagati, così può mettere da parte interamente i 250 pound sudanesi mensili. Quando va al mercato chiede dove sono i mercanti di uomini, che organizzano i viaggi in Europa. Li trova, e quando dice che vuole l'Italia le chiedono 900 dollari tutto compreso, dal Sudan alla Libia attraversando il Sahara, poi il ricovero in attesa della barca illegale, quindi il viaggio finale.
Ci vuole un anno per risparmiare quei soldi. E quando si parte, sul camion i mercanti caricano 250 persone, sul fondo del cassone dov'è più riparato dalla sabbia ci sono con Titti due donne incinte e una madre col bimbo di tre mesi. Lei ha due bottiglie d'acqua, le divide con le altre, ci sono i bambini di mezzo, non si può farne a meno. Prima della frontiera con la Libia li aspettano, tutti guardano giù dal camion, temono un posto di blocco, invece sono gli agenti locali dei mercanti, li guidano per una strada sicura e li portano nei rifugi, disperdendoli: parte ammassati in un capannone, parte nei casolari isolati, soprattutto le donne. Le fanno lavorare in casa e negli orti, cibo e acqua sono come in galera, il minimo indispensabile. Trattano male, fanno tutto quel che vogliono. Dicono sempre che la barca è pronta, che adesso si parte, ma non si parte mai. Intimano alle donne di non uscire di casa e Titti diventa amica di Ester e Luam, che abitano con lei per quasi quattro mesi. Chi ha parenti in Europa deve dare l'indirizzo mail, in modo che i mercanti scrivano, chiedano soldi urgenti per aiutare il viaggio, per poi intascare la somma quando arriva al money transfer, da qualche parte sicura.
Invece un pomeriggio alle cinque tutti urlano, bisogna uscire, sembra che si parta davvero. Le ragazze dicono che non hanno niente di pronto, non hanno messo da parte il pane e nemmeno l'acqua dalle porzioni razionate, non sapevano: possono avere qualcosa da portare in barca? Non c'è tempo, alle sei bisogna essere in mare, via con quello che avete addosso, e tutti lontani dalla spiaggia che possono arrivare i soldati, meglio nascondersi dietro i cespugli e le dune, forza. La barca è un gommone nero di dodici metri, che normalmente porta dieci, dodici persone. Loro sono settantotto, nessun bambino, venticinque donne. Non riescono a trovare spazio, c'è qualche tanica di benzina sotto i piedi, stanno appiccicati, incastrati, accovacciati, qualcuno in ginocchio, altri in piedi tenendosi alle spalle di chi sta sotto, nessuno può allungare le gambe. Ma ci siamo, è l'ultimo viaggio, in fondo a quel mare da qualche parte c'è l'Italia, Titti a 27 anni non ha la minima idea della distanza, pensa che arriveranno presto. Ecco perché è tranquilla quando arriva la prima notte, lei che è partita solo con dieci dinari, i suoi jeans, una maglia bianca e uno scialle nero. Nient'altro.
"Adei", madre, sto andando, pensa senza dormire. "Amlak", dio, mi hai aiutato, continua a ripetersi mentre scende il freddo. A metà del secondo giorno, quando le ragazze pensano già quasi di essere arrivate, la barca si ferma. Il pilota improvvisato dice che non c'è più benzina. Schiaccia il bottone rosso come gli ha insegnato il trafficante d'uomini, ma non c'è nessun rumore. Adesso si sente il rumore delle onde. Nessuno sa cosa fare. Gli uomini provano col bottone, danno consigli, uno scende in mare a guardare l'elica. Le donne si coprono la testa con gli scialli. Si avverte il caldo, nessuno lo dice, ma tutti pensano che l'acqua sta finendo. Chi ha pane lo divide coi vicini. Un pizzico di mollica per volta, facendo economia, allungandola nel pugno chiuso per farla bastare fino a sera, cinque, sei bocconi.

La notte fa più paura. Non c'è una bussola, e poi a cosa servirebbe, con il gommone trasportato dalle onde, spinto dalla corrente, e nessuno può fare niente. Finiscono i fiammiferi, dopo le sigarette, non si vede più niente. Tutti a guardare il mare, sembra che nessuno dorma. La quarta notte spuntano delle luci a sinistra, poi se ne vanno, o forse la barca ha girato a destra. Era una nave? Era un paese? Era Roma? Cominci a sentirti impotente, sei un naufrago.

All'inizio ci si vergogna per i bisogni, fingi di fare un bagno attaccato con una mano alla corda, chiedi per favore di rallentare, e fai quel che devi in mare. Poi man mano che cresce l'ansia e anche la disperazione, non ti vergogni più. Chi sta male, chi sviene dal caldo e dalla fame, i bisogni se li fa addosso. Quando la situazione diventa insopportabile tutti urlano in quella parte del gommone: "Giù, giù, vai in mare, vai". Ma il settimo giorno i problemi cambiano.
Muore Haddish, che ha vent'anni, ed è il prino. Continua a vomitare da ventiquattr'ore, sta male, si lamenta prima della fame poi solo della sete. "Mai", acqua. Lo ripete continuamente. Anche Titti ripete "mai" nella testa, c'è solo acqua intorno a loro, eppure stanno morendo di sete, non riescono a pensare ad altro. Due ragazzi, Biji e Ghenè, si danno il turno a sorreggere Haddish, altri fanno il turno in piedi per lasciargli lo spazio per distendersi, uno sale persino sul motore. Dopo il tramonto tutti lo sentono piangere, urlare, gemere, poi non sentono più niente e non sanno se si è addormentato o se è morto. "E' arrivato - dice all'alba Ghenè - noi siamo in viaggio e lui è arrivato". I due giovani prendono Haddish per le spalle e per i piedi, dopo avergli tolto le scarpe, e lo gettano in mare. Le ragazze piangono, una donna canta una nenia sottovoce.
Yassief si è portato in barca una Bibbia. La apre, e legge i Salmi: "Quando ti invoco rispondimi, Dio, mia giustizia: dalle angosce mi hai liberato, pietà di me, ascolta la mia preghiera". Titti piange per il ragazzo morto, e pensa che non si poteva fare altrimenti. Adesso ha paura che il viaggio duri ancora giorni e giorni, che il mare li risospinga indietro verso la Libia, non possono viaggiare con un cadavere, e poi hanno bisogno di spazio. "Meut", la morte, comincia a dominare tutti i pensieri, riempie "semai", il cielo, verrà dal mare, "bahari". Le donne si coprono la testa, il sole stordisce più della fame, tutto gira intorno, la nausea cresce, salgono vapori ustionanti di benzina e di acqua dal fondo del gommone. A sera, ogni sera, Yassief leggerà la Bibbia, Giosuè, Tobia, i Salmi, e cercherà di confortare i compagni: noi stiamo morendo, ma qualcuno ce la farà.
Muore qualcuno ogni giorno, ormai, e il numero varia. Uno, poi tre, quindi cinque, un giorno quattordici e si va avanti così. Dicono che i primi a morire sono quelli che hanno bevuto l'acqua di mare, Titti non sapeva che era mortale, non l'ha bevuta solo per il gusto insopportabile, si bagnava le labbra continuamente. Poi Hadengai ha l'idea di prendere un bidone vuoto di benzina, tagliarlo a metà, lavare bene la base e metterla sul fondo della barca, dove i morti hanno aperto uno spazio. Spiega che dovranno raccogliere lì la loro orina, per poi berla quando la sete diventa irresistibile, pochi sorsi, ma possono permettere di sopravvivere. Lo fanno, anche le donne, però di notte. Titti beve, come gli altri. Potrebbe bere qualsiasi cosa: anzi, lo sta facendo.

Dopo quindici giorni, appare una nave in lontananza. Sembra piccolissima, ma tutti la vedono, c'è. Chi ce la fa si alza in piedi, si toglie la maglia ingessata dal sale per agitarla in alto, urla. A Titti cade lo scialle in mare, l'unica protezione dal freddo, l'unico cuscino, la coperta, l'unico bene. Yassief e un altro ragazzo sono i soli che sanno nuotare: lasciano la Bibbia a una donna che ha la borsa con sé, si tuffano, è l'ultima speranza, torneranno a salvarli con la nave e li prenderanno tutti a bordo, dove c'è acqua e cibo. Tutti si alzano a guardarli, ma il gommone va dove vuole, dopo un po' nessuno li ha più visti, e pian piano la nave lontana è scomparsa, loro non ci sono più.
L'acqua è un'ossessione e intanto pensi al pane, al riso, alla carne, scambi i frammenti di legno per briciole, sai che è un inganno ma te li metti in bocca. Senti le forze che vanno via, vedi buttare a mare i cadaveri e non t'importa più. Ora quando arriva la morte butteranno giù anche me, pensa Titti, spero che mi chiudano gli occhi. Non sai i nomi dei tuoi compagni, conosci solo le facce. Al mattino ne cerchi una e non la vedi più, oppure ne trovi una che avevi visto calare in mare, non sai più dove finisce l'incubo e comincia la realtà. Ma adesso in barca tutti sanno che le due amiche, Ester e Luam, sono incinte, anche se non lo dicevano perché la gravidanza era cominciata in Libia, nella casa dei mercanti d'uomini, tra le minacce e la paura. Tutti lo sanno perché loro stanno male e parlano dei bambini. Gli altri ascoltano, la pietà è silenziosa, nessuno litiga, qualcuno sposta chi gli cade addosso dormendo. Anche se non è dormire, è mancare. Non sai quando svieni e quando dormi. Ora allunghi le gambe sul fondo, i morti hanno lasciato spazio ai vivi.
Titti è più forte delle amiche. Quando Ester perde il bambino, è lei che getta tutto in mare, poi lava il vestito, e pulisce il gommone mentre tiene la mano all'amica, che dice basta, tutto è inutile, vado. Muore subito dopo, Titti non piange perché non ha più le forze, quando muore anche Luam due giorni dopo lei si lascia andare. Pensa solo più a morire, scuote la testa quando la donna con la Bibbia ripete quel che ha sentito da Yassief, ed ecco, noi stiamo morendo ma qualcuno arriverà. No, lei adesso rinuncia. Non pensa più all'Italia, non sa dov'è, non la vuole. Non ha più nessuna paura. Ripete a se stessa che dev'essere così in guerra, nelle carestie. Basta, vuoi finire, vuoi solo arrivare al fondo della fame, della sete, di questo esaurimento, non hai il coraggio o l'energia o la lucidità per buttarti e lasciarti andare, affondare sott'acqua e sparire, ma vuoi che sia finita. Persa l'Italia, il gommone adesso ha di nuovo uno scopo: diventa un viaggio per la morte, e va bene così. La diciassettesima notte, forse, Titti si separa da tutto e raduna tutto, la madre e Dio, il cielo, il mare e la morte, "Adei, Amlak, semai, bahari, meut". Rivede suo padre accovacciato, che fuma contro il muro la sera. Si accorge che la sua lingua, il tigrigno, non ha la parola aiuto.
Si accorge dalle urla, all'improvviso, che c'è una barca di pescatori e li ha visti. Arriva, e nessuno ce la fa più a gridare. Accostano, ma quando vedono sette cadaveri a bordo e quegli esseri moribondi hanno paura e vanno indietro. Allora i due ragazzi si avventano, non lasciateci qui. La barca si ferma, lanciano un sacchetto di plastica, ma finisce in acqua. Si avvicinano, ne lanciano un altro. Hadangai lo afferra e mentre lo aprono i pescatori se ne vanno, indicando col braccio una direzione.
Dentro c'è il pane, con due bottiglie. Titti beve, ma afferra il pane. Appena ha bevuto ne ingoia un morso, ma urla e sputa tutto. Il pane taglia la gola, non passa, lo stomaco e il cuore lo vogliono ma il dolore è più forte, ti scortica dentro, è una lama, non puoi mangiare più niente. Ma con l'acqua l'anima comincia a risvegliarsi. Forse siamo vicini a qualche terra. Sia pure la Libia, basta che sia terra. Ed ecco un rumore grande, più forte, più vicino poi sopra, davanti al sole. E' un elicottero, si abbassa, si rialza. Arriva una motovedetta di uomini bianchi, non vogliono prenderli a bordo, ma hanno la benzina, sanno far ripartire il motore, dicono ai ragazzi come si guida e il gommone li deve seguire.
Un giorno e una notte. Poi l'ultima barca. Questa volta li fanno salire. Sono rimasti in cinque: cinque su 78. Chi ce la fa ancora va da solo, Titti la devono portare a braccia. Non capisce più niente, tutto è offuscato, c'è soltanto il sole e lo sfinimento. La siedono. Poi le buttano acqua in faccia. Lì capisce di essere viva. Non chiede con chi è, né dov'è. Che importanza può avere, ormai? Forse non è nemmeno vero, basta chiudere gli occhi per rivedere la stessa scena fissa di un mese, gli odori, gli sbalzi, il rumore delle onde. Così anche in ospedale, dove le visioni continuano, volti, cadaveri, immagini notturne, incubi sul soffitto e sul muro bianco e blu.
Ma se allunga la mano, Titti adesso trova una bottiglietta d'acqua. Attorno non muoiono più. Ieri le hanno dato una card per telefonare a sua madre ad Asmara, le hanno detto che è in Italia. Le persone entrano e le sorridono. Due ore fa un medico le ha raccontato in inglese che hanno perso l'altro naufrago ricoverato al "Cervello", Hadengai, in camera non c'è, l'hanno chiamato per una radiografia e non si è presentato, hanno guardato sulle panchine nel giardino ma nessuno sa dove sia. Lei non vuole più pensare a niente. Tiene una mano sulle labbra gonfie, con l'altra mano, dove c'è un anello giallo alto e sottile, tira il lenzuolo per coprire la piccola scollatura a V del camice. Ha paura che sapendo della sua fuga all'Asmara facciano qualcosa di brutto a sua madre e alle sue sorelle. E però vorrebbe dire a tutti che ha fatto la cosa giusta, anche se adesso sa cosa vuol dire morire: ma oggi, in realtà, è la sua vera data di nascita. Quando non ci sperava più ce l'ha fatta, è arrivata. Non ha più niente da dire, può solo aspettare.
Poi si apre la porta, e arriva Hadengai. Ha una tuta da ginnastica nera, con la maglietta bianca, cammina lentamente incurvando tutti i suoi 24 anni, e spinge piano il vassoio col cibo che vuole mangiare qui. Ci ha messo un po' di tempo ad arrivare, si è perso, è tornato indietro, guardava senza capire tutte quelle scritte, la sala dialisi, le proposte assicurative in bacheca, i cartelli dell'Avis, la macchinetta al pian terreno che distribuisce dolci e caramelle e funzionava da punto di riferimento. Poi ha trovato la camera di Titti. Si è seduto sul bordo del letto della paziente accanto, che sotto le coperte si è fatta un po' più in là.
I due naufraghi parlano sottovoce, lui assaggia qualcosa del pollo con patate che ha sul vassoio, non apre nemmeno il nailon del pane, lei taglia in quattro un maccherone. Ma va meglio, ormai. Non hanno un'idea di che cosa sia davvero l'Italia 2009, fuori da quella porta. Ma prima o poi capiranno che sopra l'ascensore numero 21, proprio davanti a loro, c'è scritto "la vita è un bene prezioso".

venerdì 14 agosto 2009

Superenalotto una truffa di Stato appoggiata dalla grancassa mediatica

Devo ammettere che son un pò incoerente..quante volte con Ele mi son trovato a fantasticare di vincite e numeri da giocare in questi giorni. Impazza la febbre del superenalotto, tutti giocano al superenaloto..però, sta di fatto che ancora io non ho giocato e ho trovato un interessante articolo che mi fà pensare.
Mi fermo a riflettere e dopo tutto colui che scrive da voce ad un pensiero di sottofondo
" ma non è che il superenalotto è in fondo una grande truffa di Stato?"
Le scommesse sportive leggendo vengono solitamente tassate del 5%, alcuni giochi pubblici del 20/30%, il superenalotto del 53%! Lo Stato da questo enorme volume di giocate trae notevoli entrate. La mancata uscita di questo 6 ha generato 1,5 miliardi di euro di giocate, 800 milioni netti intascati dallo Stato.
Il superenalotto è una tassa quasi incosapevole che viene pagata dal bel paese, a fronte di possibilità individuali di vincita pari a zero (probabilità di 1 su 624milioni). Ma si che in questi 12 anni di gioco (esiste dal 97) la frequenza dei 6 è stata elevata, rispetto a quello che, teoricamente, sarebbe il volume di giocate necessario per farlo uscire (leggete se volete perder tempo questo raccontino sulla differenza tra probabilità e frequenza nel superenalotto e sulla legge dei grandi numeri)
Se guardo solo alla frequenza di uscita, queste lunghe pause che portino il jackpot oltre i cento milioni di euro mi puzzano un pò.
Anche a non voler essere maliziosi e pensare che sia tutto ok ed in regola, c'è una cosa che stona.
La grancassa mediatica spara la notizia della mancata estrazione in ogni edizione di ciascun telegiornale. Lo mettono appena dopo la cronaca.
Ti rimbecilliscono la testa. Vengono a giocare anche dall'estero. Dovete giocare, perchè almene avete una possibilità. Solo chi non gioca non vince.
Due euro due volte alla settimana, moltiplicato che ne sò due/tre mesi.. per coltivar un sogno. Alla fine creano una forma mentis, una predisposizione al gioco ed una quarantina d'euro ce li spillano senza neanche accorgecene. Parlo di chi è moderato. Il martellamento getta anche i semi per far nascere nuovi malati da gioco, che non si limitano alla schedina semplice, ma che si avventurano in spese di decine di euro per ciascuna giocata.
C'è qualcosa di perverso in tutto questo, non so se lo sto cogliendo solo io. Non è più informazione. Ci stanno annacquando il cervello. E se lo riescono a fare con il gioco, ugualmente (qualcuno ci penserà) potrebbero orientare altre nostre scelte..

lunedì 25 maggio 2009

Alguer sospiro nelle onde


L'Alguer..sospiro nelle onde. Di canzoni e feste perdute, di una Vita che è corsa spensierata sulle tue rive. Malinconico sguardo verso Capo Caccia a trovar un perchè..la tua bellezza uccide, a capir perchè c'è chi invece dentro il tuo splendore non trova consolazione e cade a piombo dentro se stesso. Un male oscuro ne avvolge l'animo, avanza come l'ombra nera della pineta si protende a sera verso il mare. Ed io mi affanno a comprendere come mai persone felici, un giorno d'improvviso si spengono e prima che il respiro sia negato, cadono nel pozzo senza fondo di uno stato d'animo, per loro, privo di ritorno. 
Alguer mia, io corro di rabbia oggi. Se potessi ridar colore, con la forza delle mie gambe, a chi soffre mi getterei  ancor più d'impeto nel vento, fino a straziarmi le carni. Altruismo e amore, se fossi capace li donerei così.  Veloce scivolerei sul filo di un tramonto, il tuo, ben sapendo che non è lì per decretare la fine. E' solo una fase.. prima di una nuova giornata di sole..

giovedì 30 aprile 2009

Tra cellulare e blog: amici che vanno e vengono nel cambio delle abitudini

Guardavo oggi la mia rubrica del celllulare e facevo questa riflessione. Ma quanti sono i numeri memorizzati di persone che non frequento più. Numeri vecchi di anni, presi chissa quando...e penso alle evoluzioni che ci fa fare la Vita. Siamo così immersi nel quotidiano che quasi non ce ne accorgiamo dei mutamenti attorno a noi, delle relazioni che un pò alla volta vengono meno. Ma la memoria del cellulare è lì, a cristallizzare il tutto in un "senza tempo". E' come una fotografia panoramica sul nostro passato.
Anche questo blog segna il tempo. Alcune persone che lo commentavano sono scomparse, ne sono arrivate di nuove. Non è detto che chi sia andato, non ritorni. E non è il mutato atteggiamento verso di me,  una lite o chissachè..son semplicemente le abitudini di ciascuno che cambiano. Oltretutto vi è da dire che, per quanto riguarda la nostra sfera di bloggers, seguir tutti è impossibile. Capita anche a me di trascurar per qualche tempo la lettura di qualcuno o di fissarmi poi maniacalmente sulla visitazione ad uno di voi (mi viene in mente innovatel, andrea che ha esordito in maratona) per la curiosità di quel momento particolare. Alla fine è bello comunque trovarsi e sentirsi amici, senza per forza la necessità di una chiamata o di un "commento cartellino". Quando ci si ritrova l'amicizia è immutata, almeno nei confronti degli amici veri(Capita che qualcuno che frequentavo tempo fa ora non saluti più, senza un motivo.)..

lunedì 20 aprile 2009

Io per il terremoto non darò un euro

Una lettura così volante segnalatami da Ele ed un copia e incolla. Uno sfogo per molti punti condivisibile. Lo hanno censurato da facebook mi hanno detto. W la democrazia. Lo riporto sul blog. Nulla altro ho da aggiungere a quanto dice l'articolo. Ah si forse una cosa si..ne parlava Daniele sul suo blog. Tu pensa cosa si poteva fare con i 420milioni di euro del referendum, che sarebbero stati risparmiati se fosse stato accorpato alle elezioni di giugno. Ma accorparlo no che non si deve.. 


Io non darò neanche un centesimo di euro
di Giacomo di Girolamo

Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi
raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia
suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza
il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun
numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò
nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle
poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole
bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.

Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori,
alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi
hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no - stop, le scritte
in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che
questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da
italiano, io possa fare.

Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo
stereotipo dell'italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di
cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei
momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio
che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da
pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull'orlo del pozzo di Alfredino, a vedere
come va a finire, stringendoci l'uno con l'altro. Soffriamo (e offriamo) una
compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.

Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi
coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do
una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono
già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione
civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la
Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano
invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l'economia del nostro
Paese.
E nelle mie tasse c'è previsto anche il pagamento di tribunali che
dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero
farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una
classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma
proprio nulla, che non sia passerella.

C'è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare
i posti terremotati. In un viaggio pagato - come tutti gli altri - da noi
contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n'era proprio bisogno?
Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di
"new town" e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo:
"new town". Dove l'ha preso? Dove l'ha letto? Da quanto tempo l'aveva in
mente?

Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve
essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come
nasce "new town". E' un brand. Come la gomma del ponte.

Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani,
nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che "in questo
momento serve l'unità di tutta la politica". Evviva. Ma io non sto con voi,
perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle
della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello
che è successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli
italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono
per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una
giustizia che non c'è.

Io non lo do, l'euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito
lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani
guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per
compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono
eccome quel terremoto. E diedero un po' dei loro risparmi alle popolazioni
terremotate.

Poi ci fu l'Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico
versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti
come è andata. Dopo l'Irpinia ci fu l'Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo
strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.

Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come
prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro:
comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole
crollate a L'Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un
funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante
non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.

Ecco, nella nostra città, Marsala, c'è una scuola, la più popolosa, l'Istituto
Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo
trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio
di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d'affitto
fino ad ora, per quella scuola, dove - per dirne una - nella palestra lo
scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo
scirocco! C'è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo
inventare?) il controsoffitto in amianto.

Ecco, in quei milioni di euro c'è, annegato, con gli altri, anche l'euro
della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non
come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.
Stavo per digitarlo, l'sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno
sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul
terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho
capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per
quella bestialità che avevano detto.

Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa
succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi.
E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta
e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l'alibi per non parlare d'altro,
ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella
che sta all'opposizione) perché c'è il terremoto. Come l'11 Settembre, il
terremoto e l'Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.

Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo
volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli
sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei
super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono
le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta
sempre più rabbia.

Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il
mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di
italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa
pianto, quando sento dire "in Giappone non sarebbe successo", come se i
giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know - how del Sol
Levante fosse solo un' esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di
laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all'atto
pratico.

E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel
frastuono della televisione non c'è neanche un poeta grande come Pasolini a
dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno
uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il
diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d'altronde.

giovedì 2 aprile 2009

Post Tifo Mathias maratona Parigi pett 35646. corsa la migliore droga

Questo post lo apro per permettervi di lasciare i commenti live. Qui a fianco nel chattino farò mettere i miei passaggi ai 21km ai 30km ed il risultato finale. Purtroppo mi consentivano di avvisar mediante sms solo due cell, così ho scelto di far pervenire le notifiche a casa e ad Ele sul percorso.
Stamani ultima corsetta. Vorrei che tutti potessero provare la bellezza di una corsa senza ansia a cavallo di un motore che è stato finalizzato per correre 42km. Ci si sente veramente forti..si padroneggiano le strade!
 La corsa è veramente il gioco più bello che c'è, il migliore che si possa regalare al proprio corpo. A chi si distrugge di droghe, a chi va alla deriva..ma in quali trip mentali vi infilate? Il più bello, il viaggio che è in grado di sconvogervi veramente sta là fuori sulla strada e passa per un paio di scarpe "da ginnastica".. Prendetele e venite con me a conquistare le città d'Italia e del mondo..
Ci vediamo tra una settimana, giovedi venerdì prossimo

mercoledì 18 febbraio 2009

L'ultima lezione. La vita spiegata da un uomo che muore. Randy Pausch

Di fronte alla morte preannunciata da lì a pochi mesi, a causa di un grande male, si rimane atterriti. Il senso di pietà e commiserazione cala sulla persona morente.  Questa vive un funerale(il suo) lungo quanto i giorni di agonia che le rimarranno. E' normale e comprensibile, quante volte è capitato nelle nostre famiglie.. Di fronte a questa umana consuetudine l'uomo di cui vi parlo, e di cui forse avete sentito già qualcosa, sfugge dagli schemi.
Randy Pausch è morto il 25 luglio 2008, ma prima di andarsene ci ha lasciato una grande lezione di vita. Ha sovvertito ogni consuetudine e non ha voluto attirare su di se alcuna pietas. Ha tenuto una lezione (lui che era docente) in cui ha rivisitato la sua esistenza, gli affetti, ha scherzato con il pubblico, ha dato degli spunti di riflessione che sono dei veri e propri insegnamenti. Questi dieci minuti(un estratto) mi hanno toccato profondamente. Ve li propongo. Della sua storia, se volete sapere di più schiacciate sul nome, vi riporterà alla pagina di wikipedia. Mi pare sia il secondo blogtrotter che propone il filmato..val la pena farlo girare

mercoledì 22 ottobre 2008

Bambini e Atletica leggera: lo sport che non c'è

Le ansie da prestazione ogni tanto oscurano e tirano un velo sugli aspetti più belli che la corsa può fornire. L'altra sera, ammalato e reduce da San Gavino, come negli ultimi post avevo fornito considerazioni fredde e razionali sulla mia performance.
Chi mi conosce però sa che il mio approccio con il running è molto più profondo e che la mia anima precisina si attorciglia come l'edera a quella emotiva, in grado di cogliere gli attimi, i piccoli gesti che sfuggono. Il gusto poi è riviverli al rallentatore..
I bambini, questo ieri sera nella trasmissione televisiva di approfondimento dedicata a noi, amatori dell'Alghero marathon ospiti di una tv locale, era la più grande mancanza che un mio compagno di squadra evidenziava. Non li curiamo, corriamo per passione, ma poi non sappiamo trasmetterla alle nuove generazioni. La nostra società ha fatto una scelta è vero, per seguire i bambini servirebbe tempo, ma diciamo che i settori giovanili, se vogliamo far un discorso più generale, sono poco considerati ovunque. Patrimoni sprecati, che poi scoprono l'atletica a 40 anni..
Ma durante le gare loro ci sono, c'erano anche a San Gavino, e qui mi rituffo nella mia gara, sudato e affannato mi trovavo al primo giro, che condividevamo con i non competitivi ed un bambino correva con me.. ragazzino mi correggo, avrà avuto 13anni non di più ed affannato come me cercava di tenere il mio ritmo. Abbiamo fatto insieme ben 3km, gli ultimi della sua gara (di 7km). E' stato inevitabile mettermici a parlare ed incoraggiarlo, scattava in avanti, poi quasi vinto accennava qualche passo di camminata.. "ma ci sarà l'acqua?" mi domandava ed io lì, quasi tutore, a rincuorarlo che dietro quella curva ci sarebbe stata sicuramente, perchè eravamo quasi al 5°km. Non volevo staccarlo, e lui voleva rimanere con me. Quando siamo ripassati in paese abbiamo anche trovato i suoi amici seduti sul marciapiedi "ritiratiii" gli urlavano, con la perfidia che accompagna i giovanissimi.. Ed io a loro ad alta voce "provateci voi a far quello che fa lui" IL mio amico di corsa, alchè, quasi a giustificarsi mi diceva "è che non mi alleno molto".. Non serve alcuna giustificazione amico mio, il fatto che tu sia qui è già una vittoria, sei una perla in mezzo al mare dell'indifferenza per questo sport. Non che gli abbia detto così, ma un fregatene ed uno sguardo d'intesa sono stati più che sufficienti. La storia poi racconta che lui si sia involato verso il traguardo, salutandomi e staccandomi di quei 100metri che l'han dato in pasto alla gloria, quella che ammanta ogni conclusione di gara.
E in questi anni non è il solo episodio che mi sia capitato di cogliere, i bambini sono curiosi, anche quelli che non corrono, come quello che durante un lungo allenamento di 24km mi seguì con la biciclettina su una strada di campagna, fino a dove papà gli consentiva di andare, stupendosi che stessi arrivando dalla città 12km lontana e che stessi andando così "veloce"..
Spero veramente che un giorno si sappia coltivare a dovere questi fiori. Chissà, io so che il mio amico compagno di squadra Giuseppe sta prendendo un patentino da allenatore giovanile..sarebbe ora di far qualcosa affinchè non siano solo fiori di un giorno, che nascano e sboccino solo in occasione della manifestazione amatoriale, come semplice contorno.
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Gli articoli più interessanti della sezione Iniziare a Correre
Iniziare a correre. Perchè e Come
Dimagrire camminando ..prima di iniziare a correre
Imparare a correre è un dono
Differenza tra running e jogging
Mia testimonianianza: corro da due anni e non smetto..il mio esempio
Mia testimonianza: la corsa è contagiosa. Il contagio ad amici e parenti
Tabelle di allenamento per iniziare a correre e per migliorare: da 0 a 30 minuti e distanze superiori ai 5km

I bambini hanno diritto di scelta, ma le opzioni sportive gliele dobbiamo fornire noi! Oltre il calcio ed il basket inseriamo tra queste l'atletica leggera!!

sabato 18 ottobre 2008

Non maratoneta, ma semplice corridore. La corsa come un gioco.

Luciano:
non prendetevela, ma mi sembrate un po' tutti drogati della maratona. math, sei giovane, sei un po' sovrappeso, allora perchè non "disintossicarti" per qualche annetto dimagrendo e diventando un vero atleta? solidificando con calma la propria fisiologia e velocizzando le soglie? scendendo a 18' nei 5000 e 1h24 nella mezza? perchè avere FRETTA? perchè voler giocare ai professionisti imbarcandosi in calcoli, test e tabelle complicati mentre si va a 5'40? luciano er califfo

Se rispondo in commento poi ne faccio un post, quindi tanto vale scriver un post..
Dai la corsa è un gioco, la concepisco così.. In essa annovero anche questa distanza, di cui non mi sento drogato(son nel trand di 1 maratona all'anno, su correre di gennaio ho visto chi ne fa 30 e più) , ma che pongo come uno dei tanti e godibili traguardi da migliorare, come le piccole distanze del resto. Che cosa ha in più? Sotto il punto di vista oggettivo niente, sotto quello soggettivo mi porta a coltivare interessi extrasportivi notevoli: la visita di posti che ho sempre desiderato raggiungere come turista, i rapporti di amicizia e di affetto. La maratona è un pretesto per stare insieme alla mia ragazza, a parenti lontani, come mia sorella che abita in trentino, ed agli amici. Non sfugge a chi mi conosce che io ho sempre detto che non avrei mai piacere di andare a far una gara del genere da solo, privandomi di questo contesto. Sono un essere sociale, amo i gruppi, quello in cui corro in primis, non per questo mi sento pecora podisticamente parlando, perchè alla fine ho sempre fatto di testa mia e son in grado di svolgere gli allenamenti che mi pongo come obiettivo.
Arrivare ai miei limiti fisici prima di esordire sulla distanza ed aver stracciato in allenamento tutti i primati possibili ed immaginabili, restando digiuno da competizioni per inseguire la grande gara, quella della vita e far il tempone, non fa per me. Mi godo i tanti piccoli traguardi intermedi..
Perchè giocare a far il professionista se si va a 5'40?
Perchè no, nell'ottica del gioco tutto ci stà. Se può dar del tu agli allenamenti costruiti solo chi realizza tempi da 18' sui 5km e via discorrendo, bè..onestamente, dal momento che non potrei forse mai arrivarci con il mio tendine semirigido ed il piede privo di movimento rotatorio (io il mio trascorso lo do per scontato per gli amici che mi leggono da tempo, non lo tiro fuori ogni volta che parlo delle mie performance), a maggior ragione ci gioco! Non voglio sentirmi condannato a far allenamenti semplici perchè vado piano. Assecondo semplicemente il mio desiderio di diversicare la mia corsa, di razionalizzare l'allenamento. I calcoli, i test e le tabelle vanno a nozze con la mia personalità, razionale e riflessiva, flemmatica e anche un pò pignola..
ps:
poi la cosa più giusta era stata detta da Luciano stesso sul blog di monica
non c'è alcun parametro oggettivo per stabilire che ha torto e chi ragione e non ci sono buoni motivi per sentire fastidio agli atteggiamenti diversi altrui, visto che questi, materialmente, non ci danneggiano affatto. se sentiamo questo fastidio, siamo NOI ad avere dei problemi, di narcisismo
Era riferito agli aspetti strani dell'ambiente della corsa (chi gareggia troppo, le logiche societarie, l'allenarsi senza razionalità e lo snobbare la velocità).

lunedì 6 ottobre 2008

Revenge..All'attacco dei 10 km:As an american runner!

Il post precedente è ancora molto vivo, se qualcuno vuol contribuire faccia pure, anche perchè mi intriga il fatto che i miei amici, da ultimo, stiano pungolando Ele a convertirsi alla causa podistica o mi invitino a "chiuder il cerchio" cercando di coinvolgere anche lei. Io non so se la mia dolce metà sia immune da questa malattia (ci starebbe pure nell'ambito degli equilibri di coppia!) che tutti qua dentro ci sta prendendo. Sospendo ogni giudizio, solo rilevando che sono fortemente contagioso e di certo, dovesse mai un giorno infettarsi, non le somministrerei alcun antidoto, passo oltre e preannuncio che..
Oggi attacco il record dei 10km.. c'è in gioco il muro e l'esser un runner secondo gli americani!!! Un estate di allnamenti saranno serviti a qualcosa?
Aggiornamenti sotto la linea
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49'15" (4'55"/km)
Non c'è più, il muro non c'è più. Era già crollato nei miei sogni, mi sembrava così alto da privarmi la vista delle stelle. Ho quasi i brividi, vi giuro.. lo inseguivo da tantissimo questo traguardo, mi sembrava una cosa impossibile per tutti gli acciacchi che la mia carrozzeria sbilenca(leggi corpo) si trascina dietro. Ma ora è realtà e posso gongolarmi e considerarmi un runner anche per gli americani, che pongono lo sparti acque con i jogger a 5'/km. Niente di più falso, ma sapete come è..mi sono tolto un sassolino dalla scarpa. Entro nel club di quelli che si esprimono in 4x:xx sui 10 km e mi sento veramente a mio agio. Prometto di avanzare piano piano, per ora però mi godo lo spettacolo della mia prestazione qui nelle retrovie.
Riavvolgo il nastro come in una vecchia pellicola, momenti ingialliti anche se è storia di un'ora e mezza fa. Quando si supera un proprio limite già il solo pensarci mitizza il ricordo e lo si gusta in un'atmosfera un pò noir come quelli di certi film d'epoca.
Ero là sulla banchina del porto, tra le barche dei pescatori e l'odor di salsedine quando finivo il riscaldamento con le nimbus 9 e mi avvicinavo alla macchina. Gesti lenti e da rituale, il cambio di scarpe..rosse skylon, l'unica nota di colore in un'atmosfera grigia.
Due allunghi e poi la partenza..cinepresa ferma che riprende una strada che si allontana verso l'orizzonte ed un uomo, un ragazzo, io che sfreccio lungo di essa, mi faccio puntino sempre più piccolo fino a scomparire. Una brezza di vento ed ora la ripresa è in movimento, in affanno incedo, il respiro è grosso, l'irruenza mi fa partire forte, 24'17" ai 5km ( passaggi 1°km 4'50, 2°4'53", rallento 3° 4'57" 4° 4'56 poi il 5° 4'53)..i battiti sono a 172 di media, ma reggo.
Accuso qualcosa invece dal 6°(4'57), sento che sto faticando un pò, ma la fatica vera arriva tra il 7° ed il 9°..faccio fatica a tenere il ritmo,quello che nelle prima metà dovevo frenare per controllarlo, ora se voglio gestirlo devo metter tutto me stesso, i parziali non danno molto conto del declino (7° 4'58, 8° 5'01, 9°5'00). Ma dentro la macchina lavora a pieno regime..è anzi un pò fuori giri coi battiti (181 di media nei secondi 5km), ma la voglia di soffrire c'è e la beffarda media che realizzo nei primi 500 metri dell'ultimo km (5'15/km di proiezione finale), mi fanno chiudere gli occhi e correre sulla banchina del porto nel modo più veloce che riesca. Eccolo, è là il puntino lontano, ora si avvicina, le scarpe rosse mulinano vendetta..il crollo verticale non c'è, vince la volontà. Gli ultimi 500 metri non so cosa ho realizzato, non so a quanto corso ragazzi, ma ho chiuso a 4'46 il km forse più cattivo della mia carriera podistica (184battiti)..ho finito adagiato e sfinito, seduto sul molo vicino a due pescatori, la mia fantasstica rincorsa al record..
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Storia del record personale sui 10 km
Oggi: 49'15: as an american runner
28.09.2008: 50'11 (gara ufficiale Colonna)
27.06.2008: 51'02" record nell'afa più totale
31.01.2008: 51'39" solo due righe
1.12.2007: 51'45" record con cronaca in progress
27.02.2007: 52'52" Nuova scarpa nuovo primato (vecchio blog)
13.02.2007: 56'00" Record dopo un pò di ripetute (vecchio blog)
28.12.2006: 58'51" Test del moribondo (vecchio blog)

sabato 4 ottobre 2008

Correre è contagioso ..

..vero Carlo e Nicola?
Come un'onda che tutto travolge e non si ferma..sto travolgendo ogni cosa. Porca miseria ragazzi, mi sento fratello minore di Forrest Gump, non sto delirando, ma se ricordate il protagonista del film, nella sua corsa contagiosa per le strade del continente americano, ecco io nel mio piccolo lo sto imitando.
Sempre più persone mi seguono ma dove corri? Non lo so amici, ma non state li sulla sedia, buttatevi in strada e prendete di petto questa esistenza. Fuggite dalla routine, due scarpe, due gambe e un cuore ce li avete. Non lasciatevi morire pigri e inflacciditi. Lavate via le vostre sofferenze per un momento, il sudore è purificatore, consolatore.
Non che io abbia detto niente di tutto ciò a Carlo e Nicola per farli correre! Anzi, io, riguardo alla mia corsa e al benessere che provoca, nel quotidiano non tedio nessuno. Si magari ne parlo ogni tanto, ma per dire ho fatto quella gara e mi sono divertito. Punto. Profilo basso, il mio sfogo è questo spazio, l'esempio è la mia costanza silenziosa, che nei giorni, nei mesi e gli anni mi ha trasformato.
Poi scopri un giorno che l'amico della scuola di specializzazione Carlo, quello che nel blog scorso ha corricchiato un paio di volte con me ad andature risibili 6'30/7'km, vestito con impermeabilone, papalina (insomma l'anti-runner per eccellenza), ecco che è fiorito come per magia. E' bastato fargli provare una gara, la non competitiva della Corri Alghero per trasformarlo in un runner (secondo la mia concezione). Ha voglia di migliorare, si allena con costanza, ha portato il suo passo vicino ai 5' al km, mi chiede di orologi e di corse di qualità. Correrci assieme dopo tanto tempo mi ha fatto impressione, era vestito anche in modo più consono alla corsa. Insomma, non so perchè ma mi sento orgoglioso di questa sua trasformazione. E' felice perchè sprinta nelle partite di calcetto con gli amici, ha il fiato che gli altri non hanno. Io l'ho avvertito, il rischio di perseverare adesso è grosso. Io sono l'esempio più lampante della degenerazione podistica.
E Nicola, quel fratello che tanto corre forte quanto è incostante, ma vogliamo parlare di lui? Stesso trattamento riservato a Carlo, prova la non competitiva dai, ti diverti e ora, è notizia dell'altro giorno, mica si è tesserato per l'Alghero Marathon e vuole venire a correre con noi alle 7 del mattino? Ha fatto promesse di costanza, questa volta credo sia la volta buona, ha negli occhi una luce diversa. E' supportato anche dalla tecnologia, quel forerunner 405 di cui tanto mic vuol la recensione (ma quasi quasi faccio aprir un blog a nico e gliela fo fare a lui eh eh).. Di lui sono doppiamente orgoglioso. Io e Aline, l'altra mia sorella maratoneta lo stiamo forse trascinando? forse era il destino? E' presto, sono solo sogni, ma chissà se un giorno, qualora anche lui si facesse mangiar dalla passione, non si possa finire una maratona tutti assieme. Io non dico niente, silenzioso come ho iniziato continuo a correre, lascio che gli eventi seguano il loro corso. Solo ogni tanto getterò uno sguardo alle spalle per vedere se c'è qualcuno di nuovo, poi ..poi di nuovo sguardo all'orizzonte, con un sorriso in più


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domenica 21 settembre 2008

Corri Alghero 08,i risultati non chiedeteli a me.Disorganizzazione Fidal.Esordio di Nico.Corri Stintino con le Nike skylon!

Mi brucia la testa, dovrei andarmene a letto, ma volevo scriver qualche riga sulla giornata trascorsa.
La Corri Alghero 08 vissuta dal lato organizzativo è stato qualcosa di..a dir poco intenso.
Se entrate qui dentro cercando notizie sulle classifiche della gara sappiate che io ero quello che armeggiava col pc insieme alla mia ragazza e che sarei stato deputato a stilarle con l'ausilio del mezzo informatico, se non fosse stato per le ragioni a seguire:
Non è possibile signori della Fidal che voi mi diate in mano il portatile e mi consentiate di esser operativo a, praticamente, gare in corso.
Il programma che dovevo gestire null'altro era che una specie di excel (open office può essere?), montato su un pc vecchio di anni (256 ram n.d.r)
Un foglio di calcolo dove erano abbozzati i nomi degli iscritti, ma a cui mancavano le regole ed una razionale divisione di colonne per l'elaborazione delle varie classifiche separate. Nulla di difficile da creare, anche se io con questo programma non ho dimestichezza, ma comunque una cosa che richiede tempo. Le regole si creano a bocce ferme, poi si applicano. Non si può pretendere, a macchina organizzativa in movimento, che io mi escogiti sul momento la soluzione. "Pensavo che tu fossi un mago del computer". Così diceva il Presidente provinciale della Fidal al sottoscritto. A me girano parecchio..io ed Ele ci siamo trovati in difficoltà..abbiamo provato a creare qualcosa, ma con il mondo che ti guarda e la necessità di fare le classifiche (perchè le gare erano già in svolgimento!) non si può star lì ad improvvisare. O mi mettevano davanti ad un programma chiavi in mano o mi davano il tempo di studiarlo. Non ho avuto nè uno nè l'altro.
Che errore di superficialità da parte loro. Mi vengono in mente le parole di Massimo Zara, dell'Amatori Nuoro, che con la fidal regionale si era scontrato perchè non gli avevano pubblicato sul sito fidalsardegna il pdf di una gara perchè spedito in ritardo (pubblicare un pdf richiede 10 secondi). Evidentemente però la nostra federazione regionale di computer ne capisce proprio poco..
Così che è successo in pratica..Io, passati non più di 15minuti, con atto di onestà ho alzato bandiera bianca(abbiam comunque stilato solo la classifica dei primi dieci arrivati uomini e donne) e loro..si son messi a far le classifiche a mano. Hanno finito alle 22 passate, forse ora mentre scrivo son là che premiano ancora! Su internet chissà quando andranno i risultati di questa Corri Alghero 08..mah..
Comunque sulla gara niente da dire, affascinante per chi l'ha corsa correre nell'Alghero notturna del sabato sera, tra le fiammelle di citronella a supporto dell'illuminazione artificiale. Che emozione vedere mio fratello correre nella non competitiva, chissà se l'ho catturato. Si è divertito molto, si è emozionato a sua volta (140 battiti alla partenza..è di famiglia) e pronti via ha chiuso a 4'20" a km! Se iniziasse a correre farebbe faville..mah chissà!
Poi ho visto Davide, l'amico blogtrotter (con il quale ci siam fatti una foto tra l'altro nel dopo cena)e che non ha assolutamente sfigurato, mi pare abbia tenuto i 4'/km..è riuscito a non farsi doppiare per un soffio dal vincitore Pasquale Rutigliano (3'/km il suo passaggio al primo giro..un'atleta mostruoso arrivato da Bari, di livello più che nazionale).
Certo questa gara mi sarebbe piaciuta viverla dall'altra parte della transenna, ma mi riscatterò domani..andrò a Stintino come già sapete a correre i 6km della Corri Stintino, sarà l'occasione di cimentarmi nella mia prima "non gara o gara sotto ritmo". Voglio fare un allenamento di corto veloce nel contesto di questa manifestazione, vediamo se riuscirò a non farmi travolgere dall'entusiasmo.. Sarà anche il momento di provare le mie nuove intermedie..eh si ragazzi, mi sono accattato le Nike Skylon..che belle!

domenica 14 settembre 2008

Di tutto1post.Temporale,estemporanea di Ele e Chiara Vigo tessitrice e maestro di Bisso:artigiana poco umile

Ciao amici, grazie ancora per i moltissimi e preziosi consigli sulle scarpe. Ora nei prossimi giorni(sono un pò pigro, non dico ci vado domani), mi avvicinerò ai negozi sportivi ed inizierò a filrtare con queste scarpe. Vi saprò dire..
A chi mi chiedeva notizie sui danni causati dal temporale (degenerato in uragano) su Alghero, rimando alla visione del primissimo servizio del tg dell'emittente del mio pianerottolo. Eh si..Alghero Tv ha lo studio nella porta di fronte a me..se mi metto ad origliare potrei ascoltare il tg in anteprima! Ecco il link al notiziario di sabato 13..
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Ieri sono stato ad accompagnare la mia Ele ad una estemporanea di pittura e artigianato ad Ozieri. Che bello, è la prima volta che la vedo dipingere dal vivo ed era la sua prima volta attorniata dal pubblico. Superato l'imbarazzo iniziale, un pò da parte mia(che mi sentivo a volte di troppo), un pò da parte sua per timidezza, la giornata è scivolata via..potevo notare i curiosi che si appiccicavano ai suoi quadri(quelli già fatti in passato ed esposti) come carta moschicida e a quello che sta componendo adesso. Mi sentivo orgoglioso, la guardavo in silenzio mentre faceva cose stranissime per me(si faceva portare il caffè dal sottoscritto e.. non lo beveva ma lo usava per dipingere!!)
Io son assolutamente una nullità in campo artistico, non so tener in mano una matita, al massimo sono in grado di disegnare una casa, con sfondo una montagna a triangolo e il sole..cose da bambini dell'asilo. E' per questo che rimango ancora più ammirato quando la vedo all'opera!
Ogni tanto mi allontanavo, per lasciarla in pasto al pubblico e gironzolavo tra gli stand, quanto cose ho visto..l'artigianato sardo ha una potenzialità incredibile, al di là delle solite cose che si possono vedere sono rimasto sbalordito dalla lavorazione del ginepro e dell'olivastro che faceva un signore. Le radici, piegate dalle bizzaria della natura venivano sfruttare per creare oggetti ornamentali e anche funzionali..ad es porta tv.. oppure mi viene in mente il tipo che scolpiva il sughero per farne riproduzioni di monumenti famosi.
Poi..poi c'era Chiara Vigo, ma qui bisogna aprire una parentesi.
Chi è Chiara Vigo?
E' forse l'unica tessitrice al mondo di bisso marino. Una specie di pelame che cresce sulle nacchere, che lei stessa va a pescare in un solo determinato periodo dell'anno immergendosi sott'acqua.. lo pulisce con lo spazzolino, ne ricava filamenti, che intesse direttamente a mano con le unghie.. E' un'arte millenaria che si sta perdendo.
Fermi, a mathias è piaciuta Chiara Vigo?
Finchè fa quello che fa', nulla da dire.. anche il Papa(Giovanni Paolo II) si era fatto fare dei ricami da lei, ma signori..sarebbe meglio spegnere l'audio. Questa donna non mi piace per nulla, a sentirla parlare sembra di esser di fronte a una profeta.. Lei è l'unica depositaria di quest'arte e fa discorsi del tipo che gli artigiani e gli artisti non dovrebbero farsi pagare per quello che producono.
Ma come..che c'è di male io mi chiedo a veder riconosciuto lo sforzo del proprio lavoro. Io non so lei come campi, se si nutra di Bisso o se veramente per quello che fa non viene retribuita, ma anche se fosse..rimani nel tuo campo e limitati alla TUA esperienza. Non puoi, di fronte ad una platea di artigiani, lì magari anche con la speranza di vendere qualcosa, fare discorsi di questo tipo. A me ha dato sinceramente fastidio ascoltar la sua conferenza, in cui rimarcava le sue conoscenze importanti. Ha dato un filo di bisso alla moglie di Mandela, che ora le lega..o per dire, nel video di mio fratello, che era andato a Sant'Antioco ed era capitato nel suo laboratorio, sentirla dire (mentre tesseva di fronte a loro) "eh eh ecco le mani magiche di zia Chiara"..cioè si loda da sola!!!
Si definisce umile, ma nei fatti si comporta come una star, la due giorni di artigianato in atto ad Ozieri vede lei protagonista e sullo sfondo tutti gli altri.
Io non so se in giro ci sia qualcun'altro che la pensi come me riguardo a questa tipa. Penso ci siano tanti artigiani, depositari di arti che stanno scomparendo, che adottino un profilo un filino più basso..

giovedì 24 luglio 2008

La foto più bella di Alghero. Promozione: vacanze ad Alghero!!



Perchè tra le cartoline in centro storico non si propone ai turisti anche questa, la vera faccia di Alghero? La cittadina catalana ammalia i vacanzieri. E' bella l'Alguer dei tour operator, quella patinata delle riviste che nelle agenzie viaggio fa capolino affianco alle mete esotiche. La cruda realtà invece è sotto i vostri occhi. Siamo al 1°km della Costiera di Bosa, poco dopo il ponte di Calabona. Lo scempio di parte di una piazzola di sosta la mostro anche a voi. Ho avuto la decenza di stringere il campo perchè credetemi è tutta così.
Fosse una parentesi isolata, purtroppo ovunque sul litorale si ammonticchiano piccoli e grandi catasti di mondezza.
Chi si deve vergognare? Innanzitutto lo faccio io, che di ritorno da un reportage fotografico che tra qualche giorno metterò sul blog per mostrarvi un bel percorso per correre ad Alghero, mi sono imbattuto in ciò. Poi, per cortesia, lo facciano i responsabili che, con la loro strafottenza e non curanza, hanno buttato la loro sporcizia in un luogo che tanto magari non vedranno più.. infine, ma non ultimi, lo facciano coloro che avrebbero il dovere di pulire.
Alghero è una bella città sporca, che questo si sappia in rete. Volete venire in vacanza ad Alghero? Pensateci due volte..

sabato 19 luglio 2008

La burrasca dei miei pensieri. Fine SSPL(Scuola Specializzazione professione legali)

Pensieri oggi mi assalgono con violenza. Come il mare in burrasca non da tregua alla scogliera, così io oggi, povero scoglio, sono in loro balìa.
Hanno iniziato a rinforzarsi durante la mia corsa mattutina..manca poco, un niente alla fine della Scuola di specializzazione, lunedì è esame finale.. ripassi, letture, per aver un titolo che mi faccia solo un pò più dottore..che io diventi un dottorone? In realtà il titolo serve solo per accedere al concorso di magistratura, è stata una fila necessaria per entrare al grande stadio del Concorso. Solo che poi rifletti, ti guardi intorno. C'è chi entra allo stadio senza far la fila.. Ciò che ho sempre trovato ingiusto in questa scuola è che fosse obbligatoria solo per gli immatricolati dal 98 in poi..che sfiga se nascevo un paio di anni prima i concorsi li affrontavo senza questo ostacolo! La strada che ho scelto, ma non perchè io sia maratoneta, è lunga.. molti si perdono per strada, io, forse perchè sono maratoneta, sono ancora in corsa. A volte vorrei fermarmi, placar la burrasca che dentro mi rugge, e trovar un porto tranquillo presso il quale approdare.. ma poi penso sia sciocco. Ho fatto tanta fila, ritirarmi adesso alle porte dello Stadio non ha senso. La mia partita, la mia corsa devo giocarmela e metterci tutte le mie forze. Quei fogli li dovrò graffiare con la violenza dei miei concetti giuridici. Con razionalità e autocontrollo, gli stessi che mi permettono di superare le crisi del 35°km, devo imparare a dominare gli impeti della mia mente..
.. così pensavo durante il divenire dei miei 9.2km stamani.. 5'12"/km..ritmo non lento, che un tempo sarebbe stato tirato alla morte, ma che oggi posso dire quasi sia poco più veloce del medio. Ritornando a casa, una brezza dal mare leggera mi ha ricordato che lui è lì, oggi più calmo che mai..

lunedì 16 giugno 2008

Morire a 22 anni. Correre in moto..

Magari potervi parlare della festa di ieri, o del medio di 20 km a 5'27". Invece son qui con una rabbia dentro e domande appese ad un perchè..un messaggio della mia ragazza, non il solito buongiorno, ma la triste notizia di un amico del fratello che ieri se n'è andato, veloce come la moto che stava guidando.
Il destino beffardo almeno ha salvato il fratello di Ele che ieri doveva esser su quella moto insieme ad Alessandro, questo il nome del ragazzo che non c'è più.. 22 anni, una moto da un giorno ritirata dalla concessionaria, l'ebrezza della velocità, poi.. il niente.
Tutte le morti angosciano, ma quando ti sfiorano così da vicino ti gelano il sangue. Questo ragazzo frequentava spesso casa della mia ragazza, io non ho mai avuto il piacere di conoscerlo personalmente, ne ora se faccio mente locale me lo ricorderei in viso..però le nostre esistenze, seppur per motivazioni diverse eran legate a quella casa. Basta questo.
Il mio giudizio sulla condotta dissennata di chi guida una moto a folle velocità non prende come riferimento Alessandro, ma si alza, diventa generale e si abbatte come una scure su tutti quei coglioni che in sella a dei bolidi si comportano come fossero dei piloti.
Ma vi rendete conto che vi ammazzate, e cosa ancor più grave ammazzate chi la vostra folle ebrezza di velocità non la condivide.. ma il signore non vi ha donato quel briciolo di istinto di sopravvivenza, quello che ai più pone un freno, mentre in voi probabilmente manca. Da cosa siete posseduti quando adrenalicamente vi buttate in un sorpasso in prossimità di una curva..
Se volete correre con la moto andate in pista, non mettete in pericolo le altre persone. Se volete graffiare la strada e provare adrenalina, mordete l'asfalto con la potenza della vostre gambe, basta un paio di scarpe da running e una corsa forsennata fino a che i polmoni ve lo permettano..
E' solo un umile consiglio, quello di provare le stesse ebrezze che provate a 270km/h a 20km/h (se preferite 3'/km), scusate se è poco

sabato 10 maggio 2008

Una corsa sospesa nel tempo.La mia pioggia nel pineto

Una giornata leggermete piovosa..una strada di campagna poco percorsa si trasforma in sentiero e si perde su per una collina, nel fitto di un boschetto. Un rudere, i resti di una vecchia miniera abbandonata, così vicini eppure così lontani dalla civiltà. Qui ci si può sedere e abbandonarsi ai pensieri. Scorgere tra gli alberi il faraglione di Capo Caccia in lontananza,sovrastato da un cielo plumbeo e più vicina, ai tuoi piedi, Alghero.
Ristoro dopo una corsa felice e bagnata, inerpicandosi tra ciotoli e lugnhi fili d'erba grondanti.Un momento di pausa. La pioggia da vita al bosco,è la natura che ti entra dentro. In essa non ci si può che sciogliere e chiudere gli occhi.Non è stato oggi, ma un giorno di tanto tempo fa..rivivo quella corsa in sogno ogni tanto. E quando il cielo si fa grigio, e minaccia pioggia, il richiamo della miniera è forte.
Seduto sul muretto a secco, in una pausa di quella corsa sospesa nel tempo, fu allora che ho capito: quello che D'annunzio ha scritto,a cui Gassman nella versione che vi propongo ha dato voce, io ho avuto la fortuna di correrlo..
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mercoledì 7 maggio 2008

Correre contro se stessi o contro gli altri?

Ne approfitto per uno scambio di commenti avuto nel post "per 5 maledetti secondi" per scrivere qualche riflessione di carattere generale. Nessun tipo di rancore innanzittuto con mMichele, scuse accettate.. però voglio usare l'episodio per creare un post di utilità generale, che possa servire ad esprimere il mio pensiero, e che sia di incentivo, etichettandolo nella categoria iniziare a correre, a chi muove i primi passi.

Scrissi:
"Amo la corsa di resistenza, ma la velocità, il sentirsi il vento nei capelli e i muscoli contorcere, da delle scariche d'adrenalina non indifferenti"
Commento "Ma ti rendi conto che i 4'/Km con la velocità non centrano proprio niente?? Mi sembra che ci metti molto entusiasmo, ma che ti manca un pò il senso della misura..."

A ciò ho risposto "Quest'osservazione non la condivido etc (taglio e riassumo, ho rammentato la mia storia personale, descritta non l'ho detto, in poche pennellate nelle righe iniziali del racconto della maratona di New York)
Ho avuto qualche problemuccio fisico, e penso che, chiunque (chi più chi meno) abbia il suo tallone di Achille. Non è che mi sia mai pianto addosso per questo gap, che forse in termini cronometrici, non ci fosse, mi farebbe aver magari un passo di un minuto/km più veloce.
Ma se ragionassi così, se vedessi la velocità della corsa solo in termini assoluti (veloce è solo chi va sotto i 3'/km) quale ragione mi spingerebbe ancora a correre?!..
Il confronto va fatto con se stessi. Quando spingiamo tutti abbiamo il cuore oltre i 180 battiti..se per me quella velocità corrisponde a 4'/km e mi crea scariche di adrenalina, non vedo perchè dovrei sentirmi meno euforico di chi, quelle sensazioni, le prova a velocità superiori.
Penso che sia sbagliato misurare gli altri in base ai propri risultati..O raffrontarsi agli altri, altrimenti si rischia di scomparire (anche un Antonio Margiotta di turno scompare di fronte a Baldini..scusa Anto :-)
Caro lettore, che magari sei capitato qui per caso da google, neo-podista, non perdere mai di mente questi principi. A meno che tu non stia gareggiando per vincere le Olimpiadi, la sfida alla velocità, è quella che lanci ai tuoi limiti..in ciò si alimenta la passione per la corsa, almeno in ciò ha trovato modo di ardere la mia.

sabato 23 febbraio 2008

Prima Mezza maratona di Assemini/ Passeggiando in bicicletta.

Ok..è deciso. Nel mese di marzo si torna ancora nel cagliaritano . Con la Società ho deciso di partecipare alla mezza maratona di Assemini del 16 marzo. Il gruppo sportivo organizzatore ha da poco allestito un sito, sul quale sono presenti le foto del percorso via per via..grandi.
Un tracciato cittadino e piatto che dovrebbe adattarsi ai sogni di ciascuno e consentir il primato.
Per quanto mi riguarda, mi accontenterei anche solo di bissare la prestazione di Mandas, a patto che il percorso sia della lunghezza giusta!
Sarà anche un importante test, che mi lancierà il mese successivo verso la maratona di Vienna, che resta la grande cornice entro la quale tutti i miei sforzi sono finalizzati!
Sono a "meno due lunghissimi" dall'Austria e, a tal proposito, un altro sta per arrivare. Proprio quel giorno, nell'impossibilità di saltar uno di questi allenamenti fondamentali, dovrò rinunciare ad un altro obbiettivo podistico/mangereccio di gruppo.. la Sagra del Carciofo di Uri..non è escluso che comunque vada solo per il lato mangereccio..vediamo!
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Oggi ho passato una piacevole giornata..con Ele abbiam fatto un bel giro in bici e siamo arrivati fino al Santuario di Valverde. Le piace tanto andar in bici..Eh eh..sorrido (al limite del ghigno). Lei mi ha incontrato runner, ma chi mi conosce da tempo sa come lo sportivo che è in me sia sbocciato sulla bicicletta..Attenta Amo..ti farò pedalare :-)

sabato 2 febbraio 2008

Diversi modi di concepire l'allenamento.Due righe per record10km

Inizio con le cose positive..Giovedì ho abbassato di 6 secondi il primato dei 10 km portandolo a 51'39", in una serata in cui tra l'altro ero molto scarico mentalmente(credo di valere un minuto abbondante di meno).
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Questo post però lo volevo dedicare a qualcosa che non mi va giù nel gruppo che frequento. Sono delle persone splendide, un cuore d'oro, si ride e si scherza..ma non sono in sintonia con certe metodiche di allenamento che usano, in particolare con la distribuzione dei lunghissimi. Ora vi spiego meglio.
Loro stanno preparando la Maratona di Barcellona (2 Marzo)..
Ho assistito nell'ordine a questi allenamenti: 4 settimane fa 28 km;3 settimane fa 30(vi ho partecipato anche io);2 settimane fa 35;settimana scorsa 30; domani ne faranno 37..!!!
Non notate amici che ci sia qualcosa che stona.Non si può, a mio giudizio, ammassare allenamenti così lunghi uno appresso all'altro..e il fisico quando recupera!..
Son l'ultima ruota del carro..Io però bonariamente, con l'amico Giuseppe, l'ho fatto notare..ma sembra che sia una cosa normalissima.
Abbiam detto "Veramente le tabelle dicono che andrebbero fatti a distanza di circa tre settimane"..Ci è stato risposto che "No..se voglio far una maratona in 5 ore allora li faccio così come dite voi". Questi discorsi mi sono stati fatti da un plurimaratoneta che ha passato la 60na..non siamo stati lì a ribattere, perchè comunque siam un gruppo di amici podisti..ed è giusto rispettar il pensiero altrui.
Ora che però son qui da solo, qui nel mio spazio personale, mi sento libero di dir come la vedo io.
Con loro corro da quache mese..da quando ancora non erano in preparazione della maratona..e le massime uscite del finesettimana fatte sino a fine dicembre eran di 18km massimo.
Perchè non distribuire questi lunghissimi in un periodo più diluito?
Che senso ha mettersi a fare il fondo tutto di un botto, nel giro di qualche settimana.. dietro queste scelte non c'è una tabella particolare che stanno seguendo..Intanto però la gente o salta..o si sente male.
Aneddoto, a lieto fine, di settimana scorsa: Il signor Alessandro, anche lui sulla 60na, Domenica , di ritorno dall'ennesimo giro di 30 km, si è sentito male. Io non ho assistito alla scena perchè ho voltato prima..mi è stato riferito..a 8km circa dalla fine ha avuto un crollo. Un collasso dovuto ad un'anemia, una macchina che passava di lì l'ha caricato e portato al Pronto Soccorso.
Sarà un caso, non lo sò..ma siam sicuri che non ci sia alcun nesso di causalità con i lunghissimi?
Per fortuna il gruppo è vasto e non tutti partecipano a queste uscite..c'è chi ha una tabella da seguire che decide di correr con loro per un pezzo e poi torna indietro..Io mi inserisco tra questi, anche se non sto seguendo alcuna tabella. Mi sono inculcato certe tipologie di allenamenti, ho studiato e penso di programmarli in un modo che reputo per me razionale..ho il mio chilometraggio settimanale che si mantiene nel range 50/70 km.Per ora mi va bene così..Credo di riuscire a migliorare senza farmi travolgere dal loro modo di concepire la preparazione.
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Storia del record personale sui 10 km
Oggi: 51'39"
1.12.2007: 51'45" record con cronaca in progress
27.02.2007: 52'52" Nuova scarpa nuovo primato (vecchio blog)
13.02.2007: 56'00" Record dopo un pò di ripetute (vecchio blog)
28.12.2006: 58'51" Test del moribondo (vecchio blog)